L’usa e getta relazionale

usa e getta relazionale

Compriamo tanto, assecondando gli impulsi esterni che ci dicono come vestirci, cosa mangiare, cosa fare per avere successo ed essere felici. Gli impulsi cambiano e noi continuiamo a seguirli, buttando via in continuazione quello che non è più di moda o non è più perfetto. E ci sentiamo sempre spinti ad acquistare cose nuove “perché non ho niente”, stentando a distinguere i veri bisogni da quelli indotti dai messaggi esterni. Facciamo la stessa cosa con le persone: ne incontriamo tante, nel mondo reale ed in quello digitale, ma se si tratta di scambiare due parole serie e profonde, davanti ad un caffè, stentiamo a reperire delle vere amicizie o a renderci disponibili come tali. Se qualcosa di una persona non ci piace o non è perfetto, ignoriamo quella persona, la cancelliamo dalla nostra vita, la “buttiamo” e spesso lo facciamo senza neanche degnarla di una spiegazione.
Quest’ultimo fenomeno ha addirittura un nome: “ghosting”, che significa “fare il fantasma” e identifica la sparizione di un membro da una relazione senza avvisaglie, senza comunicazioni e lasciando così l’altro nel limbo, impossibilitato ad esprimersi, a definire o metabolizzare la fine del rapporto stesso e a comprenderne il motivo. 

Perché dilaga questo “usa e getta” relazionale, sia sentimentale che fra amici e conoscenti?

Perché non sappiamo relazionarci in modo autentico e perché, non appena si scalfisce la superficie brillante e patinata, cosa che avviene puntualmente quando si entra in contatto con un altro essere umano in modo un po’ più ravvicinato e meno effimero, ecco che emergono le nostre ombre, i nostri demoni, le fragilità, e tutte quelle paure che nascondiamo sotto allo strato superficiale. E questo ci terrorizza.
Non vogliamo approfondire perché temiamo di affondare nella nostra stessa oscurità ed ecco che molliamo tutto quello che rischia di scalfire la patina, soprattutto  le persone. Partner in primis, amici in secundis. Meglio l’amicizia mordi e fuggi, che resta blandamente in superficie e non ci costringe a scavare, ad osservare come ci comportiamo e come si comporta l’altro, a metterci in discussione, ad ascoltarci ed ascoltare l’altro, a tentare di capirci, a domandarci cosa ci lega e cosa ci allontana e se vale la pena di curare la dinamica problematica. Ed ecco che perdiamo anche la lezione, perché non capiremo mai cosa non ha funzionato e perché, proprio a causa della mancata riflessione e consapevolezza. 
E passiamo alla prossima relazione superficiale, dove non è la persona a contare ma quello che può darci, finché ci fornisce l’illusione di essere appagati, ma è effimera, come tutte le illusioni.

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